21 Ottobre 2009 - 31 Gennaio 2010
Palazzo Reale, Milano - Piazza del Duomo 12
Museo delle Culture, Lugano - 16 Ottobre 2010 - 20 Marzo 2011
Mostra promossa dal Comune di Milano – Cultura.
Una produzione di Palazzo Reale e della Fondazione Antonio Mazzotta in collaborazione con il Museo delle Culture
Città di Lugano.
A cura del Museo delle Culture – Città di Lugano.
Commissario della mostra: Francesco Paolo Campione.
Infoline 02.54918, www.mostrashunga.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
www.mazzotta.it
Visite guidate a cura di Opera d’Arte, tel 02/45487401
Orario lunedì 14.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30, gli altri giorni 9.30-19.30
Biglietto d'ingresso intero € 8,00; ridotti € 6,00 (presentando il biglietto del Museo Poldi Pezzoli o della mostra That’s Butterfly al Castello Sforzesco; iniziativa Applaudire l’arte), scuole e gruppi € 4,00.
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura della mostra.
Servizio Audioguide italiano/inglese (Antenna audio) compreso nel prezzo del biglietto.
Ufficio stampa Comune di Milano Francesca Cassani, francesca cassani@comune.milano.it;
Martina Liut, martina.liut@comune.milano.it; T. 02 88456796.
Ufficio stampa Fondazione Antonio Mazzotta
Alessandra Pozzi, T. 02.878380-878197; ufficiostampa@mazzotta.it
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta - Collana Altrarti n. 3.
Formato 27×24 cm, 176 pagine, € 30,00 in libreria, € 20,00 in mostra.
A cura di Marco Fagioli e Günther Giovannoni.
Saggi di Francesco Paolo Campione, Marco Fagioli Bonaventura Ruperti, Marcello Ceccherini ed Enrico Giannini.
Schede critiche di Günther Giovannoni. Biografie degli artisti in mostra.
Glossario dei termini giapponesi a cura di Adriana Mazza.
Il percorso espositivo - L'esposizione, a cura del Museo delle Culture, è allestita nelle sale degli appartementi storici di Palazzo Reale e si articola in
quattro sezioni di carattere, al contempo, tematico e cronologico.
In Giappone, le prime rappresentazioni di scene erotiche furono di carattere pittorico e risalgono all'epoca Kamakura (1185-1333). Si trattava per lo più di rotoli orizzontali di soggetto umoristico o di pitture destinate a decorare i pannelli scorrevoli (fusuma) che permettevano di dividere le stanze delle case di piacere. Durante il XVII secolo, dal rotolo di carattere narrativo si passò a singoli fogli dipinti, raccolti generalmente in album che componevano un assortimento di dodici diverse posizioni amorose, una per ogni mese dell'anno. Per quanto riguarda l’evoluzione del genere shunga, il percorso espositivo suggerisce quattro fasi: nella
prima sezione (Sale 2 e 9) sono presentate le opere che vannodalla prima metà del Seicento al 1760, che mostrano gli esordi tecnici e stilistici del genere e manifestano una fresca curiosità narrativa; nella
seconda sezione (Sale 3-6), che riguarda il trentennio 1760-1790, l’accento è posto su alcuni artisti, come Koryusai, Kiyonaga e Shunchō, che furono capaci di declinare, in modo originale, e con un linguaggio ricco di citazioni letterarie, l'ideale femminile del loro tempo. Si tratta di opere delicate, dai colori tenui e dai tratti finissimi, in cui le cortigiane trascendono i loro ruoli, per elevarsi a icone muliebri che, per l'ovale dei loro volti, ricordano le bambole di porcellana; nella
terza sezione (Sale 7 e 8) vi sono alcuni pregevoli risultati formali del sotteso studio psicologico dell'amore che ritroviamo nelle opere di Utamaro e dei suoi contemporanei che operarono nell'arco temporale che va dal 1790 al 1820. Sono opere di grande intelligenza formale, di ricerca del doppio senso e, a volte, di grande arditezza concettuale, opere dalle forme piene, corporee, in cui i segni distintivi della realtà, lungi dal sublimarsi, sono acutamente analizzati e interpretati; nella
sezione conclusiva (Sale 10-11), che propone opere che vanno dal 1820 all’inizio del XX secolo, è affrontato il tema dell’amore affettuoso e provocante, che talvolta diventa passione e furore. Nelle opere di artisti come Hokusai, Kunisada e Kuniyoshi, interagiscono linee nervose e concitate che eccitano vivaci campiture cromatiche, inquadrando figure e scene di un erotismo aggressivo che precorre esteticamente i tratti decadenti della cultura giapponese dell'epoca Meiji (1868-1912).
Il percorso espositivo sarà costellato dalla presenza di kimono di squisita fattura, datati dal periodo Meiji (1868) al periodo Taisho (1960), provenienti dalla collezione romana "Antichi Kimono". La presenza di questi abiti ci ricorda come la massima espressione dell'erotismo giapponese non sia costituita dal corpo nudo, bensì dalla nudità che trapela attraverso il rivestimento dell’abito.
Le opere - L'esposizione si compone di circa 100 opere, 30 libri originali e 10 preziosissimi Kimono. Le opere provengono dal Museo delle Culture della Città di Lugano e da collezionisti privati svizzeri e italiani.
La rassegna presenta l'evoluzione degli Shunga dal loro momento formativo, che affonda le sue radici nella pittura di soggetto erotico, fino all’influenza che ebbero nell’arte realista del periodo Meiji di cui è la più alta espressione l'opera di Hashiguchi Goyo (1880-1921).
In mostra vi sono opere di tutti gli artisti più noti del genere shunga Harunobu, Koryusai, Kiyonaga, Utamaro, Hokusai e Schuncho.
Si tratta della più grande esposizione mai realizzata dedicata al genere degli shunga. Maggiore anche della celebre esposizione curata da Marco Fagioli a Bruxelles nel 1989.
La rassegna milanese inoltre si distingue per la forte interazione tra stampe, pitture e libri, questi ultimi di particolare rarità in quanto molto spesso smembrati per ricavarne singole tavole.
I kimono, posizionati accanto alle immagini erotiche, forniscono un prezioso contesto esteticamente sontuoso e utile ad approfondire le consuetudini di vita delle cortigiane o delle spose.
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